Il Forte di Santa Tecla

IMG_20150714_171344Tra i numerosi forti che si stagliano sulle alture per fare la guardia alla città di Genova troviamo il forte di Santa Tecla. Quest’ultimo venne eretto verso la metà del 700 quando si progettò un sistema difensivo per la città che prevedeva la costruzione di nuovi forti e il collegamento tra di essi. Infatti il forte di Santa Tecla è ben collegato, con mezz’ora di cammino, al forte Richelieu.

Il forte di Santa Tecla è stato costruito sulle fondamenta di una chiesa molto antica, risalente circa al 1100 e che portava lo stesso nome del forte. Il luogo in questione è un’altura situata tra i quartieri di San Fruttuoso e San Martino, non molto alta ma che permette di avere una buona visuale sulla città.IMG_20150714_171209 IMG_20150714_171150IMG_20150714_165548

Di recente il forte venne restaurato con lo scopo di trasformarlo da caserma militare in una sede adatta ad ospitare eventi e iniziative culturali, per la maggior parte organizzate e gestite dal quartiere di San Fruttuoso, ma purtroppo dopo i lavori il forte venne chiuso e tutt’ora rimane uno spazio inutilizzato in attesa di una funzione.IMG_20150714_171134

Per raggiungere il forte ci sono tre strade possibili. Se ci si trova già sulle alture basta seguire il sentiero che parte da Colle della Calcinara e che collega tutti i forti di levante. Se invece lo si raggiunge dal basso, ossia dalla città, ci sono due strade possibili: quella che risale attraverso il quartiere di San Fruttuoso o quella che parte dal Pronto Soccorso di San Martino. La prima è percorribile sia con un mezzo privato che in autobus (linea 67), mentre la seconda si può percorrere in auto solo fino a un certo punto perché la strada si trasforma in una tipica creuza anche se ormai è asfaltata.

Attualmente il forte non è visitabile all’interno ma le possibili passeggiate da seguire per giungere al forte valgono la pena di essere percorse per se stesse e per la meravigliosa vista che offrono sulla città.IMG_20150714_164251IMG_20150714_163901

 

Testo e foto di Michela Ciarapica

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